Confine tra il reale e il virtuale

Questo è un racconto-sogno. Lo spin off del mio romanzo Piacere, Amelia. Vi invito a leggerlo/sognarlo, anche cliccando QUI.

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Osservo il letto nella camera del B&B a Roma. Il nostro letto. Affittato. Quindi qui dovevamo fare l’amore per la prima volta? O forse l’avremmo potuto fare già all’aeroporto? Durante il viaggio non ho fatto altro che immaginare il nostro abbraccio, l’espressione che avrei trovato sul tuo volto, la luce che mi avrebbe accolto dai tuoi occhi. Sono solo, adesso. Non ho nemmeno voglia di uscire ed è meglio così. Chissà, forse cambi idea e torni. In effetti, è meglio restarci. Almeno così non rischio di perderti, ancora una volta. Sarò qui ad aspettarti. A sognarti. Sarò qui per sempre se vuoi, anche se so quanto fastidio ti danno i “per sempre”. Forse, soprattutto, i miei “per sempre”. Perché? Per il fatto che sono così contrari ai tuoi “mai”? Dato che sapevi che non avresti mai avuto il coraggio nemmeno per un giorno, figuriamoci per sempre? E non mi hai mai creduto. Hai sempre pensato che il mio fosse un amore falso. Un modo per averti come un videogioco. Una bugia. Perché mi hai fatto tutto questo? Mi hai preso in giro? Hai avuto paura? Ma paura di che cosa? Paura di me? Di quello che ti avrei detto? Oh, quanto ti ho desiderata.Sai, da quando ho notato la tua presenza nel gruppo letterario su Facebook, ho subito sentito una strana vicinanza con te. All’inizio, ho pure pensato di averti incontrata da qualche parte, forse in Italia, per strada, in una piazza, in un bar, o forse all’aeroporto. E forse è vero. Chissà con quante di quelle persone che incontriamo quotidianamente abbiamo tanto in comune. Forse la persona che incontri ogni giorno sul treno non la incontri per caso. Nulla succede per caso, mia cara. Siamo noi che abbiamo ridotto ai casi tutti i mancati accadimenti del destino. Siamo noi, credenti traditori, che scappiamo consapevolmente da tutto ciò che non si vede, materializzando pure la nostra anima. Siamo noi che abbiamo ristretto il cerchio di possibili felicità separando i due mondi. Chiamando uno dei due reale e, l’altro, virtuale. Come se qualcuno non può essere felice in quello che chiamiamo virtualità? O come se questa distinzione serve veramente a qualcosa. Dimmi, da che parte stai tu?Non è che ti ho incontrata quando ero ancora bambino, durante uno dei viaggi in Italia con mia madre? Forse abbiamo pure giocato insieme, costruito i nostri castelli di sabbia? Dove andavi al mare da piccola? In Calabria, giusto? Allora, è molto probabile. Anche mia madre è di origini calabresi, ma non te l’ho mai detto, per una speciale ragione. E la ragione ce l’ha il mio cuore, il mio lato intuitivo. Ho preferito aspettare il vero incontro con te per abbordare il tema materno, sempre particolare. Le tue parole, i tuoi puntini di sospensione, i tuoi silenzi e le tue strane pause tra le frasi, ogni volta quando ti ho chiesto qualcosa sui tuoi, mi hanno fatto capire che era meglio non esporti all’imbarazzo. Nonostante la virtualità delle nostre conversazioni, esse potevano pure provocarlo, come vedi. Potevano far nascere anche diversi sentimenti, tante emozioni. Affetto. Tenerezza. Cura. Pazienza. Preoccupazione. Desiderio. Molto desiderio. Paura. Timidezza. Curiosità. Innamoramento. Mancanza. Gioia. Ho cominciato a pensarti tanto, sempre. E, pensandoti, sorridevo. Ti immaginavo gioiosa, timida e avida nello stesso tempo. Tutto ciò mi faceva starti vicino, i pensieri mi portavano sempre te. Allora, come è possibile che tutto sia così semplicemente virtuale? Per me non lo è, sai? Non lo è, perché la cosidetta virtualità suscita emozioni vere, reali. Dunque, se ti sento, se ti voglio, se mi fai sudare, ridere, piangere (ammetto, dopo averti aspettata per più di tre ore all’aeroporto, mi sono messo a piangere), come puoi essere virtuale? Come può tutto ciò successo tra di noi essere virtuale? Certo che non può. Se è successo, esiste. Se il mio corpo reagisce, tutto è reale.Forse ti sei nascosta nel grande armadio davanti a questo letto sul quale mi trovo? Mi senti mentre ti parlo? Parlo o penso? Mi senti con le orecchie o con il cuore? Ma dove sei sparita, Amélie? Forse non sei mai esistita? Dimmi, Amélie, dov’è il confine tra il reale e il virtuale? Dov’è la frontiera tra la realtà e il sogno? Dov’è? Dove sei?

Piacere, Amelia di Milica Marinković

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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