Uskrs – Pasqua

Ti presento questo testo, tratto dal mio libro In serbo, perché ricco di leggende, usi e costumi, credenze pasquali dei cristiani ortodossi (alcuni appartenenti proprio al popolo serbo). Le foto che vedi sono quelle che ho fatto a Pasqua dell’anno scorso. Domenica ti mostrerò le uova che dipingerò quest’anno. Buona lettura!

Per noi, cristiani ortodossi, l’uovo di Pasqua non è quello di cioccolato, ma quello vero, soprattutto di gallina. Lo si dipinge di rosso ed è un simbolo molto importante. Rappresenta la Passione, la Resurrezione, ma soprattutto la rinascita, la fertilità, la vita e la sua ciclicità. Bisogna anche dire che l’uovo pasquale è soltanto un capitolo nella ricca storia sull’uovo primordiale. In tante tradizioni, per esempio in quella egizia, indiana, greca, babilonese, celtica, si parla dell’uovo del mondo, ovvero dell’uovo cosmico, e di diverse divinità supreme uscite, appunto, dall’uovo. Nella tradizione cinese e nella cosmogonia del taoismo, il caos primordiale si trasformò nell’uovo. L’uovo, la più perfetta trinità, formato da un guscio-nascita, un tuorlo-morte e un albume-resurrezione, ha formato, al suo interno, le due forze primordiali, lo Yin e lo Yang. Da quell’equilibrio totale è nato Pangu, il quale, diventato grande, è uscito dall’uovo, rompendolo. Così lo Yin, il guscio, ha costituito la terra, mentre lo Yang, il liquido, ha creato il cielo. Così come mi affascinavano le storie vissute dalle persone comuni e raccontate dalla gente, mi incantavano anche le storie sull’origine del mondo, le cosmogonie. Mi innamoravo dei mondi pagani, delle mitologie, dei simboli. Credevo che le cosmogonie dicessero la verità e perciò le amavo quanto amavo le storie vere. Perché, per me, erano vere e in più avevano quel qualcosa di misterioso e di oscuro. Per questa ragione mi erano cari tutti i nostri riti religiosi, inevitabilmente mischiati alla cultura pagana. I popoli slavi, di società tribale per molto tempo, hanno cominciato ad abbandonare le loro terre in Europa orientale e a popolare i Balcani a partire dal sesto secolo dopo Cristo. Se già nel settimo alcuni di loro iniziarono a essere cristianizzati, i serbi accettarono ufficialmente il cristianesimo soltanto nella seconda metà del nono secolo. Dunque, in noi c’è ancora tanto di pagano, benché la maggior parte della mia gente non ne sia consapevole. Ecco perché adoravo anche la Pasqua. L’uovo cristiano ortodosso è sempre rosso. Il colore rosso rappresenta il sangue di Cristo, il suo sangue versato. In effetti, secondo alcune leggende, il sangue di Cristo sarebbe caduto sulle uova che un contadino portava al mercato durante la Via Crucis. Un’altra leggenda dice che Maria stessa avrebbe offerto a Pilato le uova colorate affinché suo figlio fosse salvato. Ci sono anche delle storie che raccontano di Maria di Magdala, Maria Maddalena. Una narra che la donna, dopo essere stata la prima a scoprire la Resurrezione di Gesù, ebbe il permesso dal Risorto di diffondere la felice notizia. Andò dagli Apostoli per annunciare quello che era appena successo. Quando disse che Cristo era risorto, Pietro non le credette e le rispose: «Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse». Le uova si colorarono di rosso. Secondo un’altra tradizione, Maria Maddalena, dopo essere stata testimone della morte e della Resurrezione di Cristo, fu invitata a un banchetto a Roma, offerto dall’imperatore Tiberio. Quando Maria incontrò l’imperatore (o durante il pasto), teneva nella mano un uovo puro ed esclamò: «Cristo è risorto!». L’imperatore Tiberio allora rise e rispose che la resurrezione sarebbe stata credibile quanto la possibilità che l’uovo nella sua mano diventasse rosso. Ancora prima che quello finisse di parlare, il miracolo fu fatto: l’uovo si colorò e Maria Maddalena poté proclamare il Vangelo senza ostacoli. Ecco perché questa santa, Apostola degli Apostoli, in molte icone ortodosse viene raffigurata con l’uovo rosso in mano. Ad ogni modo, i cristiani ortodossi colorano da sempre le uova di Pasqua. C’è chi dice che questa tradizione risalga alla seconda metà del Medioevo, ma c’è anche chi crede che essa risalga al primo secolo dell’era cristiana. Pure in Montenegro c’è un’interessante leggenda a riguardo. Si dice che mentre le guardie vegliavano il sepolcro di Cristo, mangiavano una gallina arrostita. Quando uno di loro manifestò il timore che Cristo potesse risorgere, un altro lo prese in giro dicendo che quel timore si sarebbe potuto avverare solo se la gallina arrostita si fosse messa di nuovo a volare deponendo un uovo rosso. Guarda caso, fu proprio così, e in quel momento Cristo uscì dal sepolcro. Era alato e s’involò verso il cielo con gli angeli. Di leggende ce ne sono tante, così come di usanze e di tradizioni. Infatti, in base alle tradizioni presenti in ogni regione, le uova si dipingono durante il Giovedì santo oppure il Venerdì, come si fa da noi. Le uova si colorano, ma non si consumano in quel giorno: si conservano per la domenica di Pasqua quando, dopo la liturgia, si finisce il digiuno ortodosso mangiando proprio un uovo. Il digiuno pasquale ortodosso dura quaranta giorni e, in linea di massima, prescrive di non mangiare tutte le proteine e i grassi animali e di non bere gli alcolici. Non è obbligatorio, benché sia rispettato da molti. C’è chi sceglie di farlo per un periodo più o meno lungo o per una settimana, ma sicuramente davvero tutti lo rispettano il giorno del Venerdì santo, quando tutta la nazione osserva il digiuno. Il Venerdì santo è sempre stato un giorno speciale per noi. Siamo attenti al cibo che mangiamo, ma soprattutto ai pensieri che serbiamo. Cerchiamo di controllarci, di sentire l’empatia, di immaginare il dolore al quale farà seguito la felicità. E dipingiamo le uova. Il primo uovo rosso che viene colorato e tirato fuori dall’acqua bollente è considerato l’uovo guardiano, чуваркућа (čuvarkuća), il custode della casa. Quell’uovo rimane intatto e si conserva per un anno intero, fino alla Pasqua successiva, quando viene sostituito da un altro uovo čuvarkuća. (Accidenti a chi, per sbaglio, dovesse farlo cadere e romperlo involontariamente! L’odore che ne fuoriesce non si scorda mai!). Il primo uovo rosso è legato anche agli innumerevoli miti e riti ed è usato in tanti modi superstiziosi. Per esempio, in passato si lasciava scivolare lungo il corpo delle donne incinte. Si credeva che la donna avrebbe partorito con la stessa facilità con la quale una gallina espelle le uova. Oppure, col colore rosso si coloravano anche le guance dei bambini. Si credeva che quello avrebbe garantito loro una buona salute durante l’anno, dato che il rossore sugli zigomi rifletteva forza e vigore. Però, siccome la Pasqua è una festa di allegria, amata soprattutto dai bambini, le uova si dipingono anche di altri colori. Si dipingono pure a mano durante le lezioni di arte a scuola, si fanno le mostre di uova colorate in cui veri artisti espongono le loro bellissime creazioni. Si usano pigmenti in polvere che si possono comprare al mercato oppure al supermercato. Si diluiscono con un po’ di aceto e si aggiungono all’acqua in cui si cuociono le uova. Quando le uova diventano sode e colorate, si scolano dall’acqua ancora bollenti e si aspetta che si raffreddino. Poi, quando si possono maneggiare, si compie l’ultimo passaggio: si ripassano con un pezzettino di stoffa imbevuto in olio vegetale e diventano ancora più lucide e brillanti. Volendo, si possono decorare ulteriormente con adesivi, con immagini e simboli cristiani e pagani. Io ho sempre scelto questi ultimi perché al corpo sofferente di Cristo preferivo i coniglietti e i pulcini allegri. Ora, nel bosco, avevamo le uova, ma non avevamo nessun pigmento, nemmeno quello rosso. Però, vivendo nella natura, decidemmo di usare i suoi metodi, come nei vecchi tempi, come diceva mia nonna. Bucce di cipolle, calendule, ortiche, foglie di barbabietole rosse. Raccogliemmo tutto ciò che poteva dare un certo colore. A dire il vero, eravamo un po’ increduli, io e i più piccoli, e pensavamo che non ci sarebbe stato nessun effetto. E invece… Su consiglio della nonna, nell’acqua bollente versammo le foglie, le bucce e i fiori, poi le uova, e riuscimmo a creare delle opere d’arte pasquali! Eravamo così felici nel vedere realizzato il nostro progetto e ormai eravamo convinti che non ci mancasse più nulla. Nel bosco si poteva vivere per davvero. Chi si ricordava più di dover riprendere la scuola! Le uova erano così belle che volevamo continuare a decorarle con i nostri disegni. Alla fine le adagiammo nei cestini e nei nidi di paglia e di foglie, fatti da noi. Con gioia aspettammo la celebrazione. „Христос васкрсе!” (Hristos vaskrse) – „Ваистину васкрсе” (Vaistinu vaskrse): il giorno di Pasqua ci si saluta così. Il primo che saluta pronuncia «Cristo è risorto» e il secondo risponde con «Davvero è risorto». E per tutto il giorno, ma anche in quelli successivi, lo stesso saluto si sente dappertutto. Per strada, nei negozi, in chiesa, in casa, in piazza. La domenica ci si incontra di buon mattino, ci si riunisce in chiesa per la liturgia e, alla fine, vengono offerte le uova ai fedeli, soprattutto ai bambini. Dopo si torna a casa e si fa la prima colazione, il primo pasto “grasso” dopo il digiuno pasquale. Dopo sei settimane di digiuno ortodosso, finalmente si può toccare il latte, il formaggio, il prosciutto e le uova rosse, che da due giorni aspettano nei cestini di paglia. Poi segue un lungo pranzo che finisce con i giochi, ovvero con le uova sbattute. Osservammo tutta quella cerimonia anche quell’anno. E come ogni anno, ci siamo scambiati le uova colorate e abbiamo giocato. Il gioco, come sempre, prevedeva la battaglia delle uova. Ognuno prendeva un uovo in mano e urtava contro quello del suo avversario. Vinceva l’uovo più resistente. Ci divertivamo e ridevamo come ogni anno, solo che c’era la guerra.

Tratto da In serbo (Les Flâneurs Edizioni) di Milica Marinković

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

Una opinione su "Uskrs – Pasqua"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...