Origine dell’alfabeto cirillico serbo e non solo

Ogni lingua ha alcuni particolari che affascinano coloro che scelgono di studiarla. Chi ama imparare lingue nuove, sa benissimo che cosa intendo. Ognuno ha un motivo speciale per mettersi a studiare una lingua straniera perché la motivazione è uno dei fattori cruciali quando ci si mette ad acquisire nuove competenze. Per esempio, io ho sempre seguito la mia indole per le lingue romanze (anche se, dopo aver iniziato recentemente a studiare il tedesco, devo dire che piace molto!). Ciò ha contribuito al mio amore verso la lingua latina e verso le culture mediterranee. Inoltre, esistono pure i veri amanti degli alfabeti in generale, i quali, più che dalle lingue stesse, sono attratti dalle lettere.

Chi si cimenta nel mondo linguistico dell’Europa dell’Est, prima o poi deve affrontare l’alfabeto cirillico, caratteristico di diverse lingue del ceppo slavo. In serbo esistono due alfabeti usati equamente: l’alfabeto cirillico e l’alfabeto latino. Tuttavia, il primo è quello serbo, che rispecchia la tradizione e la cultura di un popolo. L’alfabeto cirillico, ЋИРИЛИЦА (ĆIRILICA), vive da più di mille anni. Per quanto riguarda la sua origine, ci sono quelli che sostengono che essa sia stata creata da Cirillo e Metodio, oppure quelli che attribuiscono l’alfabeto finale ai discepoli dei due santi. Il nome dell’alfabeto prende il nome di Cirillo, ma le sue radici affondano nell’alfabeto greco e nella glagoljica, alfabeto glagolitico, il più antico alfabeto slavo conosciuto. Il libro più antico, scritto in lingua serba letteraria, con caratteri cirillici, è il meraviglioso Мирослављево јеванђеље (Vangelo di Miroslav), nato nel dodicesimo secolo. Questo manoscritto ha avuto una vita talmente turbolenta che merita di essere oggetto di uno dei miei prossimi testi che leggerai su questo blog.

L’alfabeto cirillico serbo si chiama АЗБУКА (AZBUKA). Il nome proviene da AZ e BUKI, le prime lettere di un antico alfabeto che precede alla creazione della ЋИРИЛИЦА (ĆIRILICA). Oggi ogni lettera corrisponde a un unico suono, per cui l’alfabeto serbo segue perfettamente il principio fonetico: “Scrivi come parli, leggi com’è scritto”, forgiato dal grande riformatore della lingua serba, Vuk Stefanović Karadžić. Ma, in realtà, egli ha aggiunto “Leggi com’è scritto” a “Scrivi come parli”, ideato dal grande linguista tedesco, Johann Christoph Adelung. Comunque sia, è il merito di Vuk Stefanović Karadžić che ha saputo utilizzare i lavori iniziati da alcuni predecessori per perfezionare quello che oggi chiamiamo lingua serba letteraria contemporanea, avendo come base la lingua serba popolare del diciannovesimo secolo.

Se ti trovi in Serbia, visita il meraviglioso paesino natio di Vuk Stefanović Karadžić. Si chiama Tršić ed è un luogo fiabesco.

A Belgrado, invece, puoi visitare il Museo Nazionale di Serbia e vedere il manoscritto Vangelo di Miroslav, oppure il magnifico monumento che rappresenta Cirillo e Metodio, opera creata dallo scultore macedone Tome Serafimovski e situata nel centro della città.

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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