Curiosità linguistiche sulla lingua serba

Auguri a te che hai deciso di leggere questo articolo perché oggi è la tua festa. Se questo titolo ha suscitato la tua curiosità, vuol dire che coltivi una certa passione per le lingue e che sostieni l’apprendimento delle lingue e il plurilinguismo. Ti piace la diversità linguistica e ogni volta quando hai l’occasione di aiutare uno straniero nella tua città, parlandogli in inglese o in un’altra lingua straniera, ogni volta quando puoi capire il significato non comprensibile a tutti, ogni volta che ti cimenti in una nuova avventura linguistica, in un nuovo Paese, in una nuova cultura… senti un magico e indescrivibile fervore.  Complimenti, perché esprimi proprio quello che si promuove ogni 26 settembre dal 2001, ovvero, con il tuo esempio concretizzi gli scopi della “Giornata Europea delle Lingue” – “Evropski dan jezika”.

In Europa si parlano numerosissime lingue – ci sono oltre 200 lingue europee e molte altre ancora che sono parlate dai cittadini la cui famiglia d’origine proviene da altri continenti. Questa è una risorsa importante che deve essere riconosciuta e stimata.

Vorrei festeggiare questa giornata importante con te in maniera divertente, mostrandoti alcune singolarità della lingua serba. Partiamo da quello che sembra molto difficile, ma in realtà non lo è.

Imparare il cirillico è più facile di quello che credi

Se hai letto uno dei miei articoli precedenti – Origine dell’alfabeto cirillico serbo e non solo –  hai conosciuto diversi dettagli sulla storia del serbo e sul suo famoso alfabeto cirillico, perfezionato da Vuk Stefanović Karadžić. Questo alfabeto si basa interamente sui principi fonetici, per cui imparare a leggere e scrivere in cirillico è davvero facile. C’è chi sostiene che lo si può imparare in una serata, ma se l’idea ti spaventa, ti garantisco che dopo pochi giorni di pratica, il gioco sarà fatto. Come primo consiglio, ti direi di fare attenzione ai caratteri che sono uguali nell’alfabeto cirillico e in quello latino. Così eviterai di morire di fame davanti a un РЕСТОРАН solo perché lo leggerai con i caratteri latini. In effetti, se sentissi la pronuncia di questa parola, ne capiresti facilmente il significato, senza conoscere nemmeno una parola in serbo. Si legge: RESTORAN. La lingua serba ha molte parole di origine francese, tedesca, turca… E un altro fatto interessante: se sfogli il vocabolario di lingua serba alla lettera F, non troverai nemmeno una di origine serba! Ne possiamo approfondire il perché in uno dei prossimi articoli.

Palindromi

Passiamo ad alcuni palindromi in serbo, ovvero alle parole o frasi che lette al contrario danno lo stesso risultato – sono conosciute fin dai tempi antichi e, personalmente, le trovo sempre molto simpatiche. I tedeschi hanno persino creato un palindromo che significa “avere paura dei palindromi” – Eibohphobie. 😃 (Per farti capire il significato di ogni parola, ho deciso di tradurre i palindromi alla lettera.)

Il palindromo più famoso è il seguente:

Ana voli Milovana.
Ana ama Milovan.

Poi ci sono anche:

Maja sa Nedom ode na sajam. Maja con Neda andò alla fiera.

Mače jede ječam.
Il gattino mangia l’orzo.

Udovica baci vodu.
La vedova buttò l’acqua.

Anja sebe sanja.
Anja sogna se stessa.

Idu ljudi.
Va la gente.

Sir ima miris.
Il formaggio ha l’odore.

Oko – occhio

Kapak – palpebra

Kuk – fianco

Potop – inondazione

Ratar – agricoltore

Le parola più lunga in serbo

Sono in tanti a pensare che la parola più lunga in serbo sia “prestolonaslednikovica” (moglie dell’erede legittimo), composta da 22 lettere. In realtà, se usiamo IJEKAVICA (chi sa di che cosa si tratta, ne capirà il perché! ), questa parola sarà più lunga e conterà ben 26 lettere:

prijestolonaslijednikovica.

Parole uniche

Ecco alcune parole uniche, difficilmente traducibili con un unico vocabolo:

  • pivopija: persona che ama bere la birra; “bevitore di birra”. Esiste anche: krvopija (con connotazione negativa): persona che succhia il sangue di qualcun’altro senza pietà, approfittandosene.
  • inat: dispetto; quando deliberatamente fai o non fai una certa cosa solo per non accontentare qualcun’altro. Da qui anche il verbo: zainatiti se (incaparbirsi; accanirsi).

Ogni lingua è unica e perciò bella. La diversità linguistica non si ferma mai, prosegue in tutti i sensi. Avete mai sentito dire che alcuni colori, per esempio il grigio, non è visto come grigio in ogni Paese? I locutori di una lingua ci vedono quel colore, mentre i locutori di un’altra sono sicuri di vederci il blu! E né i primi né i secondi riescono a capire come mai quegli altri non vedono che si tratta del grigio! O del blu! O persino del verde!

Se è vero che siamo all’apice della globalizzazione, è anche vero che l’inglese da solo non basta più. L’apprendimento delle lingue porta benefici ai giovani e ai meno giovani – non si è mai troppo vecchi per imparare una lingua e godere delle opportunità che essa offre. Quando imparate non una lingua nuova, ma una parola nuova (anche nella vostra lingua madre), consideratela come una nuova amica, un nuovo contatto, un ponte.

Per finire, vi lascio con l’indimenticabile Ivo Andrić che legge la parte introduttiva (quella che trovo più commuovente di tutte e che narra delle madri che vedono i propri figli strappati dall’esercito ottomano) della sua opera d’arte, Na Drini ćuprija.

Buon ascolto!

Čitamo se uskoro!

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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