La Serbia vissuta da Demetrio

È da tanto che desidero condividere con voi le emozioni e le opinioni che mi trasmettono le persone con cui vengo a contatto, sia tramite i social che attraverso le amicizie. Mi parlano spesso della Serbia: dei loro viaggi, delle intenzioni di visitarla, delle emozioni suscitate e dei ricordi da portare nel cuore. Raccontano di persone indimenticabili e di esperienze uniche. Non nascondo che tutto questo mi rende fiera e felice di far parte del mio popolo e mi motiva ancora di più a coltivare e creare nuovi contenuti sul blog, sui social e nelle newsletter.

Questa giornata è speciale perché inauguro una lunga (spero) serie di interviste e conversazioni con voi, amanti della Serbia. La mia intenzione è quella di far conoscere la nostra cultura dai vostri occhi e racconti, e anche di aiutare tutti coloro che desiderano viaggiare nei Balcani.

Il mio primo ospite è Demetrio Vilardi, un po’ nomade anche lui, amante dei viaggi, della fotografia e dei Balcani. In questa intervista, Demetrio ci svela il suo fascino per la Serbia, ci racconta il suo viaggio, le città visitate, il tragitto da Milano alla Serbia e il privilegio di entrare maggiormente in contatto con la gente grazie alle sue conoscenze linguistiche, acquisite grazie al corso Serbo per italiani 1.

Vi auguro buona lettura e fatemi sapere le vostre impressioni sulla Serbia. Magari sarete proprio voi gli ospiti della prossima intervista!

Milica: Zdravo, Demetrio! Innanzitutto, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Sei stato di recente in Serbia. Ci descrivi la tua esperienza? Quali luoghi hai visitato, come ti sei spostato e com’è stato il viaggio dall’Italia alla Serbia?

Demetrio: Zdravo, Milice. Il mio viaggio in Serbia ha avuto una durata di otto giorni. Mi sono spostato esclusivamente in auto (da Milano a Belgrado ci sono un migliaio di chilometri, ma per me non sono tanti, perché per raggiungere la mia città natale in Calabria ne devo percorrere quasi 1400). Viaggiare in auto, inoltre, mi rilassa, (a maggior ragione se lo faccio attraverso i bellissimi paesaggi balcanici), quindi il viaggio è stato molto piacevole. Ho trascorso tre giorni a Belgrado, poi mi sono spostato a sud, con brevi soste nella città di Smederevo e presso i monasteri di Manasija e Ravanica, raggiungendo infine Niš, dove mi sono fermato per due giorni. Successivamente mi sono spostato verso nord, ho fatto sosta nella bellissima città di Kruševac e infine sono arrivato in Vojvodina, con sosta di due giorni a Novi Sad e breve puntata anche a Subotica. Infine, nel rientrare in Italia, ho sostato mezza giornata a Banja Luka, città che avevo già visitato e che mi era rimasta nel cuore. Descrivere in poche parole l’esperienza vissuta non è semplice. Parlano per me le immagini scattate: dentro di esse sono racchiuse tutte le emozioni e gli stati d’animo privato in ogni singolo momento.

Milica: Bellissima esperienza. Quando ci siamo conosciuti virtualmente, mi hai detto di essere attratto dalle zone balcaniche e che per questo motivo eri curioso di imparare la lingua. Come è nata questa attrazione per le terre balcaniche? È stato amore a prima vista o il frutto di una lunga passione per i viaggi?

Demetrio: Il mio primo incontro col mondo balcanico risale al lontano 2009, quando mi sono recato in vacanza sulle coste della Slovenia, facendo una breve puntata in Istria e a Fiume. Inutile dire che sia stato amore a prima vista. Da allora ho iniziato a leggere e a documentarmi quanto più possibile sulla storia e la cultura balcanica, con interesse prevalente proprio per la Serbia. I miei successivi viaggi nei Balcani sono stati molteplici, con esclusione soltanto del periodo del Covid. La decisione di iniziare a studiare la lingua serba è arrivata l’anno scorso, al ritorno dal mio ultimo viaggio in Republika Srpska. Anche se non sono proprio uno studente modello perché faccio un lavoro abbastanza totalizzante, sono fiero dei progressi fatti, considerando il poco tempo che riesco a dedicare. Ci metterò sicuramente tanto, ma prima o poi certamente riuscirò a capire di più.

Milica: Assolutamente sì e direi che sei un ottimo principiante! Dimmi che cosa ti ha sorpreso in Serbia, sia in positivo che in negativo. Le tue aspettative hanno corrisposto alla realtà?

Demetrio: Le mie sensazioni sulla Serbia sono tutte assolutamente positive. Mi sono sentito a casa e sento di essere legato a quella terra in maniera ancestrale. Saranno le comuni origini bizantine (io provengo dalla Magna Graecia e il mio stesso nome ne è tangibile espressione), sarà lo stile di vita simile al mio, ma in Serbia ho trovato tanti elementi di congiunzione con il mio modo di vedere la vita. In Serbia ancora si vive senza porsi tanti inutili problemi e badando molto di più alla sostanza che alla forma, cosa che purtroppo, giorno dopo giorno, si sta perdendo nel mondo globalizzato occidentale. Una cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta, in particolare, è la bellezza delle icone e dei monasteri ortodossi. Il cibo, inoltre, è assolutamente prelibato: non basterebbe un mese intero per assaggiare tutte le specialità locali. Di negativo, per fortuna, non ho nulla da segnalare.

Milica: Ne sono felice! Hai scattato tantissime foto. Cosa ha catturato particolarmente la tua attenzione?

Demetrio: La fotografia è un’altra delle mie passioni. In ogni mio viaggio, ma anche durante la vita quotidiana, sono sempre alla ricerca di inquadrature particolari, di espressioni e paesaggi che racchiudano gli stati d’animo di quei momenti. Sono stato colpito in particolare dalla magnificenza del Danubio, che ho ammirato dal Kalemegdan di Belgrado, ma anche passeggiando a Zemun e dalla tvrđava Petrovaradan a Novi Sad. Belgrado, in particolare, è una città con tante anime e tante storie: io mi sono ritagliato del tempo per passeggiare con calma sulla Knez Mihailova e lasciarmi trasportare dal caso nelle mille viuzze laterali, oppure per ammirare gli edifici brutalisti di Novi Beograd (questo genere di architettura o la si ama o la si odia, io la amo…) o anche tutta la parte nuova del Waterfront. La Serbia meridionale, invece, mi ha lasciato incantato per la magnificenza dei colori al tramonto e mi sono ripromesso di ritornarci a visitarla con più calma.

Milica: Come sarebbe stato viaggiare in Serbia senza avere nemmeno una conoscenza basilare della lingua? Ti sei sentito agevolato sapendo un po’ di serbo?

Demetrio: La cosa che più di ogni altra mi ha aiutato in questa occasione è stata la conoscenza del cirillico, che adesso riesco a leggere in maniera molto agevole. Questo è stato il primo viaggio da quando ho acquisito questa conoscenza: finalmente mi è stato possibile leggere, ad esempio, le scritte sui monumenti, i nomi delle vie e tante altre cose quotidiane che, nei miei precedenti viaggi in Paesi di lingua serba, mi erano totalmente ignote. Il mio livello di conoscenza del serbo è ancora molto basso e non mi permette di fare conversazioni, però sono stato piacevolmente colpito dall’essere riuscito a rispondere ad una barista che mi chiedeva come tradurre in italiano alcune semplici parole come dobro došli, dobar dan, dobro jutro, dobro veče, doviđenja etc… Un’altra piccola soddisfazione deriva dal fatto che in qualche occasione mi è venuta in mente prima la traduzione serba di un termine rispetto a quella inglese. Si tratta di una magra consolazione, perché significa che i miei tanti anni di studio di inglese sono serviti a poco, ma d’altro canto questa cosa mi ha aiutato non poco a comunicare.

Milica: Dal punto di vista culturale, hai affrontato più facilmente il viaggio essendoti già documentato o sei stato sorpreso da tante novità?

Demetrio: Dal punto di vista culturale, posso dire che nulla mi ha sorpreso, anche perché questo non è stato il mio primo impatto con la cultura serba. Conoscevo già abbastanza bene il Montenegro, dove ero stato diverse volte, così come anche la Republika Srpska. Ritengo il popolo serbo un popolo molto ospitale, sempre pronto a fare festa e a godere delle piccole cose della vita sorseggiando un bicchiere di rakija: qualcuno addirittura mi ha lasciato il numero di telefono con l’idea di rivederci un giorno, in Italia o in Serbia. Tutto questo mi ha fatto sentire a casa, a momenti mi è sembrato di trovarmi nel cuore del mio Aspromonte e in mezzo alla gente dei posti dove sono nato. Caratteristiche che invece non mi è capitato di riscontrare durante i miei soggiorni in Croazia. Documentarsi, in ogni caso, credo sia un presupposto imprescindibile per comprendere l’essenza di un popolo, altrimenti si rischia di voler traslare i propri schemi mentali laddove, invece, vi è una forma mentis differente.

Milica: Ho notato che ti piace la nostra musica. Come mai? La musica ti aiuta a imparare la lingua o è puramente un piacere artistico e melodico?

Demetrio: Il mio incontro con la musica serba risale all’estate del 2019, quando mi trovavo a Budva ed ho assistito ad un concerto di Aleksandra Mladenović: aveva da poco lanciato il suo singolo “Poseban” ed era all’apice del suo successo. Anche in questo caso è stato amore a prima vista: pur non comprendendo assolutamente nessuna parola, sono stato rapito dal ritmo e dalla melodia, che danno una carica incredibile. Ho così iniziato ad ascoltare altre artiste come ad esempio Ceca o Lepa Brena. Adesso mi piace tantissimo Breskvica. Col tempo, inoltre, ho iniziato ad apprezzare anche la musica tradizionale, della quale mi piace tantissimo l’interpretazione di Danica Crnogorčević. Durante i miei viaggi, quando possibile, cerco sempre di assistere a qualche spettacolo musicale, all’aperto o nelle kafane: credo sia un’esperienza bellissima che non può mancare. Ascoltare la musica, in ogni caso, credo che aiuti non poco per l’apprendimento della lingua, perché si prende dimestichezza con la pronuncia, l’intonazione, la cadenza e si riconoscono e memorizzano più facilmente i vocaboli.

Milica: Cosa consigli agli altri viaggiatori? Cosa dovrebbe tenere a mente un italiano che viaggia in Serbia?

Demetrio: Il consiglio che mi sento di dare ai viaggiatori vale per la Serbia, ma vale allo stesso modo per qualsiasi altro luogo che si intende visitare: cercate di immedesimarvi nelle usanze, negli stili di vita e nei modi di pensare del popolo di cui siete ospiti. Solo così è possibile riuscire a comprendere la vera essenza del luogo in cui si è e delle persone che ci vivono. L’errore che spesso i miei connazionali commettono quando sono all’estero è quello di pensare con gli schemi mentali italiani, pretendendo, ad esempio, di trovare le stesse cose che ci sono in Italia e lamentandosi quando ciò non avviene. Se vai in Serbia (come anche da qualsiasi altra parte), ad esempio, con l’idea di mangiare la pasta al ragù, non partire proprio. Piuttosto, cerca invece di apprezzare le specialità che quel luogo è in grado di offrirti.

Milica: Sono completamente d’accordo! Come descriveresti la Serbia a qualcuno che non ha mai conosciuto nulla di questo Paese?

Demetrio: La Serbia è un Paese dalla storia centenaria, il suo popolo è fiero di appartenere a questa storia ed a questa Nazione ed è fiero della sua cultura e delle sue tradizioni, che cerca in ogni modo di preservare. Si tratta di un popolo davvero molto ospitale con chi viene dall’estero: il turista è messo al centro dell’attenzione e nella condizione di vivere la sua esperienza nel migliore dei modi a 360 gradi. I paesaggi e gli spettacoli naturali sono qualcosa di unico e incommensurabile, che non ho avuto modo di trovare in nessun altro luogo da me frequentato. Le grandi città serbe, con le loro particolarità, contraddizioni e anime diverse, sono uno scrigno di emozioni. Vivere la Serbia è un’esperienza difficile da spiegare a parole, ma che consiglio a chiunque di fare almeno una volta nella vita.

Milica: Per concludere questa intervista, dimmi se hai voglia di tornare in Serbia e dove. Sicuramente desideri scoprire nuovi posti.

Demetrio: Ovviamente è mia intenzione ritornare in Serbia non appena possibile. Oltre a fermarmi sicuramente ancora nella capitale, mi piacerebbe visitare con più calma le città del sud, facendo magari anche una breve tappa in Kosovo. Spero di riuscire a tornarci già questa estate per una settimana. Anzi, l’occasione mi è assolutamente ghiotta per chiedere a te consigli su luoghi, città e posti da visitare. Sono certo che mi indirizzerai a vivere un’altra esperienza indimenticabile.

Milica: Certo che sì, ti aiuterò con piacere a scoprire altri luoghi affascinanti, meno turistici. Hvala puno, Demetrio, per questa bellissima testimonianza, ricca di emozioni. Grazie anche per aver condiviso le fotografie con i lettori dell’intervista.

Demetrio: Grazie a te, Milica, per l’opportunità che mi hai dato di descrivere la mia esperienza con questa intervista. Vidimo se uskoro!!!

Crediti fotografici: Demetrio Vilardi

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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