L’Eurosong e i festival in Jugoslavia e in Serbia

I serbi amano cantare e lo fanno in tutte le occasioni. Basta ricordarsi del gruppo di Goran Bregović che si chiama – Orkestar za svadbe i sahrane (Orchestra per matrimoni e funerali). Da noi si è cantato anche sui ponti durante i bombardamenti del 1999. Lo slogan diceva „Pesma nas je održala“ (La canzone ci ha mantenuti). Ho descritto in modo dettagliato questi accadimenti nel mio libro IN SERBO. Inoltre, esiste un famoso detto serbo „Ko peva, zlo ne misli“. Come lo potresti tradurre in italiano?

Inoltre, la grande Jugoslavia è sempre stata il Paese dei festival. Dopo la sua dissoluzione, i festival sono rimasti come lascito in ogni repubblica. In genere, per quanto riguarda la musica, c’erano tre tipi di festival: di musica tradizionale, di musica pop e di musica classica. I festival erano i luoghi dove ci si univa per materializzare l’idea jugoslava di fraternità e unità. Ogni luogo, persino il più piccolo dei paesi, aveva un festival di musica.

Oggi, in Serbia, i festival più famosi sono L’Exit Festival (vari generi musicali, nella fortezza Petrovaradin di Novi Sad), il Nišville (il più prestigioso jazz festival dell’Europa sudorientale, nella fortezza di Niš), il contest mondiale dei trombettisti a Guča (Guča è un piccolo villaggio in Serbia occidentale; Miles Davis visitò il Festival negli anni Ottanta e disse: “I didn’t know you could play trumpet that way!”), il Beer Fest di Belgrado (ingresso gratuito, vari generi musicali, ma soprattutto il rock).

Per quanto riguarda l’EVROVIZIJA, ovvero L’Eurovision Song Contest, esiste l’apposito festival Beovizija dove viene scelto il partecipante “europeo”. Durante la grande Jugoslavija esisteva la Jugovizija. L’ultima Jugovizija si svolse nel 1991, pochi mesi prima della separazione della Croazia e della Slovenia dalla Jugoslavija. Questa fu anche l’ultima volta in cui si è vista la partecipazione della grande Jugoslavia, rappresentata dalla cantante belgradese Bebi Dol con la canzone “Brazil”, che ottenne la penultima posizione. L’anno successivo, il Paese chiamato Jugoslavia, composto dalla Serbia e dal Montenegro, partecipò per l’ultima volta. Dopo seguirono gli anni feroci, le sanzioni e l’isolamento. Tuttavia, la Croazia, la Slovenia e la Bosnia ed Erzegovina parteciparono sin dal 1993 come nazioni indipendenti.

Durante le partecipazioni della grande Jugoslavia, soltanto la Macedonia non ebbe nemmeno una volta il proprio rappresentante. La Macedonia si presentò per la prima volta nel 1998, mentre l’Unione della Serbia e del Montenegro dovette aspettare il 2004 per comparire dopo più di dieci anni di sanzioni. Il cantante Željko Joksimović si classificò al secondo posto con la canzone etno-pop “Lane moje” e fu proclamato come il miglior compositore di quell’anno. Nel 2005 La Serbia e il Montenegro furono presentati dal gruppo montenegrino No name con la canzone “Zauvijek moja” e nell’anno successivo i due Paesi si separarono.

La Serbia come Paese indipendente partecipò per la prima volta all’Eurovision Song Contest nel 2007 dove trionfò grazie a Marija Šerifović e all’indimenticabile canzone „Molitva“ (La preghiera). Questa vittoria ebbe davvero un grande significato nazionale dopo tanti anni di sanzioni e aversione nei nostri confronti.

Mi ricordo ancora di quella notte, vivevo nello studentato di Karaburma a Belgrado ed eravamo stretti come sardine in una stanza a guardare il gran finale. Che gioia e che nostalgia!

Durante l’Eurovision Europe Shine a Light nel 2020 questo brano vincente è stato eseguito dal vivo nelle strade deserte di Belgrado. Mi emoziono ogni volta che vedo questo splendido video e ascolto la magnifica „Molitva“. Ecco il link:

Che ne pensi dell’Evrovizija di oggi? Si tratta ancora di un festival di musica che nasce con l’idea di promuovere la libera espressione musicale, l’unione e l’incrocio attraverso la musica di diverse lingue, regioni, religioni, tradizioni? Quest’anno, più che mai, ho avuto l’impressione che tutto ciò mancasse. Quasi tutte le canzoni erano cantate in lingua inglese e, se i partecipanti non fossero stati annunciati prima di esibirsi, non avrei potuto nemmeno indovinare quali nazioni rappresentassero. Per questo motivo, complimenti all’Italia per aver cantato in italiano, ma anche alla Serbia, alla Francia, all’Albania, alla Russia e a tutte le altre nazioni che hanno mostrato un po’ della propria cultura a questo gigantesco festival.

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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