Qual è il tuo dialetto madre?

Sì, hai letto bene – dialetto madre! Sai, i dialetti mi affascinano più di tante altre cose e fenomeni in Italia. Ammiro la loro ricchezza, l’orgoglio della gente di avere un dialetto o di farne parte, di esprimersi in dialetto, la tenacia di usarlo anche nei contesti “standard”, lì dove ci si aspetterebbe l’uso dell’italiano.

Qual è il tuo rapporto con il tuo dialetto? Lo senti come madrelingua? Determina la tua identità? Lo usi quotidianamente?

I dialetti esistono anche in Serbia e non penso alla distinzione tra il serbo, il croato, il bosniaco e il montenegrino o alla pronuncia (ij)ekava. Anzi, le differenze tra alcuni dialetti serbi e la lingua serba standard superano di gran lunga quelle che esistono tra la variante linguistica serba e quella croata, per esempio. Quello che mi piace in Italia è la consapevolezza del dialetto. Sì, so che non tutti apprezzano il dialetto di un’altra regione (la famosa battaglia tra il sud e il nord; anche da noi è così), ma si dà molta più importanza e tanta cura al dialetto a livello culturale e istituzionale. In Serbia è un fatto raro e spero davvero che questo possa cambiare. Spesso si viene ridicolizzati anche soltanto per la pronuncia regionale.

Così come in Italia, anche da noi esistono i dialetti totalmente incomprensibili per tutti coloro che non sono del posto. Se ti dico che alcuni dialetti sono privi dell’uso dei casi, forse diresti che conviene studiare il dialetto anziché il serbo standard ma, credimi, non è così. I dialetti sono difficilissimi da insegnare e, di conseguenza, da imparare. Alcuni, invece, sono completamente comprensibili persino agli stranieri, ma mostrano alcune strutture grammaticalmente scorrette o molto semplificate. Per esempio, nella gran parte della Serbia centrale potrai sentire l’uso dell’accusativo lì dove, di norma, si dovrebbe usare il locativo: “Bio sam u školu“ (anziché “Bio sam u školi“ – „Sono stato a scuola“) o „Živim u Smederevo“  (anziché “Živim u Smederevu“ – „Vivo a Smederevo“). Questi errori, ormai, vengono corretti con la scolarizzazione, ma i casi e le declinazioni sono davvero un sentimento e si acquisiscono con il dialetto madre. Quando si tratta degli usi più sofisticati, molte persone, anche se colte e scolarizzate, non sono sicure di quale caso usare. Ecco perché non ti devi preoccupare tanto.

Hai mai sentito qualche dialetto nostro? Per esempio, il modo in cui parla la gente di Vranje o di Pirot? Puoi curiosare su YouTube.

Ho notato che alcuni italiani, soprattutto se vivono all’estero, a volte esprimono la propria provenienza regionale prima di quella nazionale oppure devono specificare l’origine come se essere italiani non fosse sufficiente – per es. Sono siciliana. Il “siciliana”, secondo me, non sta solo per indicare una donna nata in Sicilia, ma ben altro. L’intero Mediterraneo in lei, un mondo intero in un’isola, un’identità.

Ecco, sono convinta che tutte le lingue (culture e letterature) che parliamo e che conosciamo formino la nostra unica identità. Le lingue si parlano, ma si possono anche vivere. Le nostre vite sono spesso determinate dalle lingue che acquisiamo e vice versa. La lingua che ci appartiene – il miscuglio del dialetto, lingua nazionale, lingue straniere, il gergo professionale – è in assoluto la cosa più intima e unica che abbiamo.

Se c’è un fatto che ha determinato maggiormente il mio modo di pensare e di vedere il mondo e gli altri intorno a me, posso dire che quel fatto è l’apprendimento delle lingue straniere. Detto tutto ciò, sono felice di annunciarti che ho iniziato una serie di puntate “live” su Instagram, intitolata Moj jezički put“ (“La mia strada linguistica“). „Put“, però, potrebbe stare per viaggio, strada, cammino, momento, volta, carriera, missione, corso, sentiero… Difatti, ogni episodio sarà diverso, ma unico in un’idea – le lingue formano le nostre (la nostra) identità. Le lingue ispirano.

Due giorni fa ho ospitato Tamara Markušić, nata in Croazia, cresciuta in Italia. Ha due lingue madre, è insegnante di italiano (lingua straniera) e di latino. Abbiamo parlato degli incroci linguistici, dei modi diversi d’insegnare una lingua madre, una lingua straniera e una lingua classica, delle differenze tra il serbo e il croato.

Questa puntata è un’ottima opportunità per esercitare il tuo ascolto e per catturare le differenze linguistiche tra la variante serba e la variante croata. DI seguito trovi il link per vedere la nostra diretta registrata.

Se anche tu vuoi condividere il tuo cammino linguistico (tvoj jezički put), esprimere la tua passione per le lingue che parli, il dialetto, il lavoro che fai, le tue esperienze o il destino (se ci credi), ti ospiterò volentieri in una delle prossime dirette su Instagram.

Ti lascio con un pensiero di Ludwig Wittgenstein, filosofo del linguaggio:

“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.

“Granice moga jezika granice su moga sveta”, Ludvig Vitgenštajn.

Pubblicato da Milica Marinković

Zdravo! Mi chiamo Milica Marinković, sono nata e cresciuta in Serbia. Molto presto ho incominciato a esplorare culture nuove attraverso le loro lingue. Dapprima quella inglese, poi quella francese e finalmente quella italiana. Dulcis in fundo, direi, perché quest’ultima scelta ha avuto il maggior impatto sulla mia vita. Infatti, dopo aver conseguito la Laurea e il Master in Lingue e letterature romanze all’Università di Belgrado, mi sono trasferita in Italia, dove ho iniziato i miei studi di dottorato di ricerca. In Serbia ho avuto la fortuna di essere stata borsista statale e comunale per tutta la durata dei miei studi, in Italia ho ottenuto la Borsa di studio del Governo italiano, ma il 2014 mi ha vista vincitrice della prestigiosa borsa di studio canadese Bourse Gaston-Miron, offertami dall’Associazione Internazionale degli Studi Quebecchesi (AIEQ). Dopo essermi perfezionata in Canada come ricercatrice in Letteratura francofona, ho conseguito il titolo di Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari, anche se i miei studi e le mie ricerche non sono tutt’ora terminati. Infatti, mi ritengo un’eterna studentessa e ricercatrice e ciò si riflette sulle mie esperienze lavorative che richiedono continui approfondimenti ed evoluzioni. I miei ambiti professionali sono insegnamento, traduzione e scrittura. Subito dopo il diploma liceale ho iniziato a insegnare il francese ai più piccoli e allora ho capito che non avrei mai smesso di trasmettere le mie competenze agli altri. Ad oggi ho accumulato diverse esperienze come insegnante di francese, italiano e serbo, sia nella pubblica istruzione, nell’ambito universitario, aziendale e privato. Come traduttrice, oltre alla traduzione dei documenti, posso ritenermi orgogliosa di aver dato la voce italiana a uno dei maggiori scrittori della letteratura serba, Jovan Dučić, traducendo, insieme alla collega Valeria Uva, il suo capolavoro Città e chimere (Bari, Stilo Editrice 2015), così come a Vladan Matijević, uno dei più importanti scrittori contemporanei, traducendo il suo romanzo Lezioni di gioia (Lugo, WhiteFly Press 2015). Coltivo la mia passione per la scrittura in lingua italiana sia come autrice di romanzi (al mio attivo ci sono Piacere, Amelia, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice barese Les Flâneurs Edizioni e In serbo, uscito nel 2019 sempre per i tipi de Les Flâneurs) e di diversi racconti, pubblicati su riviste e raccolte, come curatrice di varie antologie poetiche, come redattrice della rivista “incroci” (Bari, Adda Editore). E, naturalmente, come blogger di questo sito.

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